resi..che?

Non sono cresciuta con i racconti partigiani dei miei nonni né quelli dei miei genitori..

La Resistenza l’ho imparata dalla carta, non dalla voce.

Forse anche per questo non mi sono mai sentita pienamente figlia della Resistenza. Ero figlia ma una figlia adottiva, che aveva imparato a memoria una storia non sua.
Ora ho 27 anni e di Resistenza si cerca di parlare il meno possibile.

Non è bene, non si fa.

Perché vogliamo avere il nostro sacrosanto diritto storico di rifare lo stesso percorso nell’incoscienza.
Vogliamo essere liberi di invitare un Savoia alla televisione italiana e sentirlo cantare il suo amore per il nostro paese senza stupidi sensi di colpa verso i partigiani che l’8 settembre 1943 sono stati abbandonati a se stessi, lontani da casa, senza indicazioni, senza un re a cui rispondere o per cui lottare. Preferiamo difenderci dietro l’idea che siamo in un sistema democratico, noi. Ma fermi tutti. Siamo sicuri che legalizzato e democratico vogliano dire la stessa cosa? Hitler non é stato forse stato eletto democraticamente?

No, legalizzato e democratico non sono sinonimi. Si può raggiungere il potere legalmente e poi fottersene della democrazia, esattamente come sta accadendo in Italia in questo momento, in cui ci stanno privando man mano (sorridendo, certo, e con savoir faire) dei nostri diritti fondamentali. Tagli alla scuola, sanità non più garantita all’intera popolazione di questo paese (adesso facciamo morire anche i bambini perché non hanno il permesso di soggiorno), monopolio e limitazioni sempre più grandi nel campo dell’informazione, diritti delle lobby anteposte ai diritti dei cittadini, sistematiche riduzioni delle responsabilità del governo nei confronti della popolazione.

E allora mi sento di nuovo figlia, ma di una nuova resistenza. Non ho armi in mano, ho solo i diritti che mi garantisce la mia Costituzione e per cui prima di me altri esseri umani hanno combattuto.

E spero che una nuova resistenza parta da qui, una resistenza non CONTRO qualcuno, ma una resistenza PER qualcosa, per i diritti. Una resistenza che rimetta l’essere umano al centro della vita dello stato. Chiamiamola così, una resistenza umanistica.

3 pensieri su “resi..che?

  1. io credo che dovremmo passare dal concetto di Resistenza a quello di ResISTANZA… dobbiamo fare qualcosa che non resti sulle piazze, ma si inserisca nel tessuto poilitico e amministrativo. Bisogna giocare con gli strumenti della democrazia, con le sue regole. io voglio uno stato che tuteli i suoi cittadini, non la sua classe politica. e mi rifiuto di pensare che gli italiani siano dei coglioni, io credo siano solo distratti o addormentati. vediamo di far suonare la sveglia, almeno il 25 aprile.

  2. Io, al contrario di quello che scrivi tu, la Resistenza l’ho metabolizzato fin da piccolo, per voce dal nonno. Il quale si è visto venire a prendere dalle truppe tedesche il 9 settembre 1943 e dover decidere nel giro di qualche minuto se schierarsi con la Repubblica Sociale oppure essere imprigionato in Germania. E alla faccia di quelli che dicono che i soldati erano dei giovanissimi con le idee confuse, mio nonno disse no al fascismo. Naturalmente venne imprigionato (leggi lavori forzati) per quasi due anni in un campo vicino a Francoforte.

  3. Penso che gli italiani si trovino (generalizzando un pochino) in una posizione intermedia tra coglioni e distratti/addormentati. Vigono molto i principi del "tanto non cambia niente" e "tanto non mi riguarda". Quindi non penso che siano totalmente inconsapevoli dei rischi di questa situazione, ma che non si sentano coinvolti. E questo rende la situazione allucinante ai miei occhi. Siamo cittadini drogati.Grazie per la storia di tuo nonno, grazie. E’ diventata un po’ anche una mia storia di famiglia.

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