contro il flusso vitale

"Intorno, tutto fermentava, cresceva, saliva al magico lievito dell’esistenza. Il fervore della vita, come un vento silenzioso, avanzava in una larga ondata, senza sapere dove, sulla terra e sulla città, attraverso i muri e i recinti, attraverso il legno e i corpi, abbracciando col suo fremito quanto incontrava sulla propria strada. Per sedare l’effetto di quel flusso vitale, Živago scese nella piazza ad ascoltare i discorsi che facevano nel comizio."

Il dottor Živago, Boris L. Pasternak

Rileggo questo passaggio del libro, e la prima sensazione che provo é incredulità di fronte alla reazione di Jurij Živago. Immagina attorno a te la bellezza della vita che rifiorisce, che combatte per affermarsi in un clima apocalittico di guerra. Perché dovresti andartene, cercare l’artificiosità di uno stupido comizio? E’ masochista? Vuole punirsi di qualcosa?

E invece, quasi irrazionalmente, forse Živago ha i suoi motivi come essere umano per non sopportare il peso di quel flusso vitale. Forse sa che la violenza può bruciare in un attimo anche le cose più pure, più belle e non le vuol guardare per non innamorarsene di nuovo, per negarsi in un qualche modo lo sguardo d’addio.

Forse la verità è che talvolta la bellezza fa male, e richiama in noi qualcosa di doloroso e apparentemente rimosso.

Ci sono bellezze di cui ho paura, che mi attraggono e mi respingono nel contempo. Ho paura che la bellezza passi, soffra, si cancelli. Ho paura della mutevolezza delle cose, e che davvero niente sia imperturbabile di fronte ai cambiamenti.

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