riflessioni come questa mi mettono dei forti dubbi sullo stato della democrazia in Italia

 
da "Lezioni di filosofia" di Salvatore Natoli (podcast Feltrinelli)
 
DEMOCRAZIA E MEDIA

La democrazia è nata, si è formata in uno con l’opinione pubblica. Direi che le forme della democrazia sono inscindibili dall’opinione pubblica come modalità di giudizio, critica e partecipazione. Dimensioni che coesistono. L’opinione pubblica voleva dire dibattito pubblico sul potere, sulle decisioni del potere, sulla valutazione delle scelte, sul controllo degli atti. Opinione pubblica fondalmentalmente voleva dire che il potere doveva agire nella più perfetta trasparenza. E infatti i tratti delle democrazie rispetto ai governi assoluti è stato proprio quello di infrangere gli arcana imperii.

Per definizione la democrazia non deve avere segreti, quello che interessa tutti dev’essere controllato da tutti, quindi la dimensione della pubblicità e della critica sono caratteristiche costitutive dei sistemi democratici sin dalla loro origine. Perchè la democrazia deve chiedere al potere la legittimità delle decisioni che prende. Si aggiunga a questo poi la radice profonda della discussione pubblica, e la radice profonda è che nella democrazia è chiaro che è il potere che è espressione come si usa dire della volontà popolare. La democrazia esprime nel governo appunto decisioni che sono state prese dal popolo nelle forme diverse della sua organizzazioni.

E qui è da aggiungere una cosa molto importante, che accanto all’opinione pubblica nella democrazia fondamentali sono stati i partiti. Una democrazia senza partiti era difficile da concepire perchè i partiti erano le forma di organizzazione dei gruppi sociali sulla base di programmi e di consenso. Lasciamo stare i grandi partiti ideologici su cui si può fare un discorso particolare soprattutto per quanto riguarda quel fenomeno determinante del Novecento che sono stati i totalitarismi dove i partiti diventano stato, ma parliamo dei partiti nella prassi democratica. I partiti rappresentano raggruppamenti sociali che appunto rappresentano interessi, interesse però che si mediano nella rappresentanza in vista dell’interesse generale cioè trovare punti di equilibrio. Allora i partiti non solo erano rappresentanza di gruppi sociali ma erano organizzazioni di questi medesimi gruppi e quindi erano grandi centrali di formazione. I partiti erano un elemento di formazione perchè attraverso i partiti era possibile attivare una partecipazione costante.

Ecco, nel moderno, nella contemporaneità la società è diventata sempre più complessa e quindi i partiti stessi non sono più nelle condizioni di organizzare interessi molteplici. Una stessa persona è suscettibile di istanze diverse e difficilmente rappresentabili e per di più la complessità ha specializzato le competenze e questo è un problema molto grande per il funzionamento della democrazia perchè com è possibile avere trasparenza se non si ha competenza e quindi i media hanno moltiplicato le informazioni ma la formazione o la competenza a giudicarle è sproporzionata alle informazioni circolanti e parlo delle informazioni di buona qualità. Allora, evidentemente, essendoci un gap tra la informazione e la formazione possono passare come informazioni informazioni fasulle, che non sono informazioni.
Per di più i media lavorano molto su dimensioni immediate, emotive, che sono molto più breve, più corte di quanto siano i processi di formazione che sono lunghi e quindi c’è una sproporzione tra il modo di produrre consenso immediato con caratteristiche appunto emotive, capaci di suscitare passioni , con interpreti politici che sono sempre di più personaggi attorali (già in un certo modo nei totalitarismi questo era già avvenuto, si erano manifestate cose di questo genere), noi vediamo che i media lungi poi dal mettere i soggetti tutti nella condizione del controllo, di fatto velano. Quindi, quegli arcana imperii che dovevano essere distrutti dall’opinione pubblica e dalla critica, sono prodotti dall’informazione stessa.

E quindi la gente in parte rimane confusa, in parte si lascia facilmente persuadere, quella più critica rimane scettica, nel senso che non crede ma non ha le possibilità di controllare. Quindi ci sono dei meccanismi che rendono la democrazia molto meno trasparente di quanto si immagini e quindi più difficoltosa e difficile perchè dietro a questo sistema di schermi è possibile che si formino gruppi di potere che hanno la possibilità di decidere sfuggendo all’occhio attento o al controllo di gruppi sociali che ormai non hanno la possibilità, in ragione della specializzazione stessa delle scelte, di poter intervenire. La crisi dei partiti, evidentemente, gli unici controllori autorizzati, ha ulteriormente moltiplicato la impersonalità della comunicazione.

Allora, il problema è come uscirne e direi che una della modalità classiche a suo modo per uscirne è di potenziare i processi formativi, cioè di puntare sul tempo lungo, quindi la scuola, la competenza, la capacità critica, le strutture mentali che quantomeno se non possono entrare nel merito, possono giustamente sospettare e chiedere nel caso le informazioni dovute, farsi una coscienza democratica. Allora direi che non ci può essere democrazia se non attraverso un fenomeno costante imperativo e impellente di formazione delle persone, e delle persone anche intese come gruppi sociali e gruppi di appartenenza. Direi che ci sono molte associazioni che con una certa spontaneità cercano di andare incontro a questo bisogno, a questa ricerca di senso che nella società sta crescendo proprio perchè ci sono orizzonti di insensatezza rispetto ai quali i soggetti si sentono spesse volte perduti.

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