il mio intervento sulla stampa russa del 22 maggio


 

Il 22 maggio si è tenuto a Ferrara un appuntamento importantissimo sulla libertà di stampa in Italia e Russia.
Più importante di tanti altri per un semplice motivo: c’ero io
Questo è il pdf della mia presentazione, spero ne facciate buon uso.
Alla fine ci sono i miei contatti.

http://docs.google.com/Presentation?id=dcrvzz7d_14dvrh2hpz

Non si può parlare della stampa russa senza definirne le caratteristiche storiche. Il problema è sempre quello: se noi filtriamo con la nostra mentalità rischiamo non solo di non ascoltare, ma di bollare con una certa facilità. Certo, difendere il giornalismo russo sotto alcuni aspetti è semplicemente impensabile. Ma per capire (o tentare di capire) come siamo arrivati a questo punto è necessario un passo indietro.
Il giornalismo pluralista in Russia è un’invenzione piuttosto recente, successiva al crollo dell’Unione Sovietica. Fino a quel momento il giornalismo non ha un’identità propria, è un semplice strumento di propaganda. I mezzi di comunicazione servono, come tutto il resto, a contribuire alla creazione della società socialista. Per questo i giornali, le televisioni, le radio potevano dare solo una versione dei fatti, la pravda, la verità.
Con il periodo della perestrojka, la ricostruzione avvenuta alla fine degli anni ’80, si verifica un’apertura dall’alto. Si arriva nel 90 alla legge quadro sui media, nascono mezzi di comunicazione che fin dal titolo espongono il loro manifesto: “Giornale nuovo” (Novaja Gazeta), “Nezavisimaja Gazeta” (Giornale indipendente).

Ma il passaggio all’economia di mercato è traumatico e anche la stampa ne risente. Tra il 94 e il 95 avviene una crisi così massiccia che l’industria della comunicazione cerca nuova strutture economiche di riferimento: se non può più esserlo lo stato, lo sarà qualcun altro.

Tra il 96 e il 98 iniziano le cosiddette guerre dell’informazione: le notizie sono un’arma di guerra che le grandi corporazioni usano per combattere tra di loro.

Quando Vladimir Putin va al governo la sua linea politica diventa subito una:  tornare ad una verticale del potere e liberarsi dei grandi gruppi oligarchici.

In questo Dmitrij Medvedev è parso diverso: ha rilasciato interviste alla Novaja Gazeta, giornale di opposizione, sulla carta ha sempre difeso la libertà di stampa.

Ma ben pochi passi in avanti si sono fatti – lo stesso – per arrivare ai mandanti degli assassini di Baburova, Markelov e Politkovskaja.

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