Sylvia

Il resto del quadro è muto, prevedibile.
Avresti potuto non dipingerlo affatto, ma la trappola richiedeva un ricamo preciso, e tracciare solo due segni era una mossa sospetta.
Mi hai lasciato quindi vagare sulla parete di ebano graffiato, sulla maglia bianca da brava ragazza che indossava il tuo corpo per te, sulla carezza bionda dei tuoi  capelli.
E lì mi hai bloccata.
Come il gesto del direttore d’orchestra quando raccoglie tutte le note che sono rimaste disperse nell’aria e le chiude nei pugni, sancendo così il termine dell’opera.
I tuoi occhi mi hanno raccolto.
Chiusa.
Non si scappa ad uno sguardo così superbo, enorme e insofferente. Ci hanno provato le sopracciglia, e guarda quanto sembrano misere.
E’ lo sguardo che hai in molte foto, ho notato, il tuo modo di dire

Togli il contorno, guardami qui,

Niente di quello che vedi può spiegarti chi sono

Ero apprezzata per la mia poesia, ma non era aria quella. Avevo marito e figli, ma dov’era l’aria? Esplodevo di parole ma non respiravo.

 

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