working in Russia (ma con italiani)

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Vi dicevo che dei tratti positivi ci sono, e ve lo dimostro.

Benvenuti nella mia nave.

Tra i miei personaggi preferiti abbiamo le guide russe, che parlano l’italiano meglio della maggior parte della gente che da noi siede in Parlamento.

Amano disperatamente il congiuntivo, che sentono come una possibilità che la lingua russa ha sempre negato loro. Si stupiscono che gli italiani non capiscano il vocabolaro che utilizzano per spiegare l’architettura.

Si pettinano e si controllano nello specchio in continuazione, scatta come un automatismo senza vanità. Alla cena di fine crociera sfoderano lunghi abiti colorati con una tranquillità che ammiro.

A capo c’e’ Sergej B., per gli amici Sergione. Nei casini Sergione e’ introvabile. Risposte tipiche

Perche’ si

Perche’ no

Perche’ si e’ sempre fatto cosi’

Potete farlo voi (al posto della nave)

Sergione ti dice le cose solo quando le hai gia’ scoperte di tuo, e’ una grande barriera dell’omissione contro cui perdiamo bile ed energia. Pero’ ha un gran senso dell’umorismo, Sergione, ed ha splendide battute sulle tjotinke (signore di una certa età) della nostra nave.

E poi abbiamo le Kessler della reception, Lisa e Maša, biondissime e minutissime.

Rispondono spesso sovrappensiero con lunghissimi siiiiiii.

Dopo le guide abbiamo tutto il colorato mondo del personale di bordo, un carnevale di marinai quasi sempre scazzati, di cameriere quasi sempre sorridenti e di donne delle pulizie che decidono di volta in volta se sorridere o no.

Cio’ che chiamo marinai raggruppa in realta’ una serie di ruoli intraducibili, come sistemnyj mechanic (meccanico di sistema?!), ruoli sui quali stendo un grande velo di ignoranza.

I marinai stanno nella parte della nave a cui io non ho accesso, quella che nemmeno i turisti vedono, dove vorrei poter entrare nei momenti in cui mi sento troppo esposta alle continue lamentele.

La maggior parte dei marinai per me non ha un nome ne’ un’eta’,  li vedo praticamente solo quando portano le valigie dal molo alla nave e viceversa, o quando preparano le sedie per le conferenze e l’animazione. Per buona parte del tempo non sono altro che una figura che cammina lungo i corridoi per poi sparire dentro una porta.

Tra i marinai per il momento se ne distinguono solo 3-4.

Con gli altri ci son solo dei rapidi incontri di sguardi e di saluti. Talvolta delle figurone da chiodi da parte mia, come quella volta che stavo per rimanere in mutande sul molo perche’ la comoda gonna Francorosso quando c’e’ del vento si gonfia e prende il volo, appunto, come una mongolfiera.

Il mondo dei camerieri e’ piu’ socievole e decisamente femminile. Piu’ disponibili a chiacchierare ma anche a strapparti il piatto appena l’hai appoggiato sul tavolo.

Un capitolo a se’ lo meritano decisamente le donne delle pulizie, che possiamo dividere in giovani e babki (che traduce babe piuttosto fedelmente). Le giovani vivono separate dal mondo dagli auricolari che portano perennemente nelle orecchie mentre le babki sono piu’ recettive verso il mondo.

Girano in lunghi camici verdi, che contrastano con la tenuta blu e arancione dei marinai e che talvolta nella mia mente malata danno vita ad una samba collettiva.

A questi personaggi vanno poi aggiunti

Aleksandr P., radist (tecnico audiovisivo), che comunica al mondo non con le espressioni del viso ma attraverso una spessa linea di odore che lascia dietro a se’.

Olim, medico di bordo, proveniente dal Tadjikistan e per questo considerato di serie B dal personale razzista di bordo.

Ivan e Inga, i baristi sposini la cui domanda perenne è “Quanta gente arriva con la prossima crociera?”

(to be continued…)

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