la piazza è rossa o bella?

Parto con una piccola finezza filologica.

Le parole che noi traduciamo come “Piazza rossa in origine non volevano dire “Piazza rossa” bensì Piazza bella“.

Quindi traducendola come “Piazza rossa” in realtà non siamo minimamente fedeli all’idea originale. Ma ormai anche per le altre lingue è la Piazza Rossa.

La Красная площадь (Krasnaja Ploščad, Piazza Rossa) è un’emozione incredibile.

E’ diversa da tutte le piazze che finora avevo visto, e non perché più o meno esteticamente piacevole, più o meno accogliente. E’ diversa perché rappresenta un concetto di piazza che sta agli antipodi di quello a cui ero abituata.

L’idea che avevo di piazza fino a ieri era quella di uno spazio equilibrato, elegante, dai colori pacati e dai toni “ufficiali”.

La Piazza rossa non è nulla di tutto questo. Eppure è perfetta.

È un piccolo spazio chiassoso, coloratissimo, di dimensioni più modeste di quanto ci si sarebbe potuto aspettare da una città di 8 milioni di abitanti.

E attorno a te una barriera rossa, arancione, vermiglio… che inaspettatamente non la rende poco credibile, non stride con il concetto di piazza-centro della città, ma lo rinnova completamente davanti ai tuoi occhi.

Gli edifici sono sì alti, imponenti… ma non c’è nulla di quella freddezza a cui collego il concetto di eleganza. Forse non la definirei ancora “elegante”, però quando sei al centro della Piazza Rossa ti senti avvolto da qualcosa

La Piazza rossa è proprio russa (scusate il gioco di parole), è caratteriale. Eppure ti guardi attorno e ti rendi conto che ha senso solamente così com’è, che quei colori “fastidiosi” avresti difficoltà ad immaginarli in qualsiasi altro posto. E che nonostante le premesse così “sbagliate”, trasmette un senso di maestosità e protezione allo stesso tempo.

Poi ti appare la Cattedrale di San Basilio (Собор Василия Блаженного, Sobor Vasilija Blažennogo) ed è veramente ciò che completa la piazza.

Di per sé San Basilio è veramente la più improbabile delle cattedrali posta nella più improbabile delle piazze.

Insomma, è proprio perfetta. Sembra creata da un bambino con i colori che aveva in quel momento nel suo astuccio. Non c’è un colore, ma dico uno, che sia tiepido. È un’esplosione di vita, di gioia, di luce. Con le sue cupole, i giochi geometrici, i merletti dorati. È rumorosa, come il resto della piazza. Eppure non puoi avvicinarti senza sentirti un po’ intimidito, senza aver voglia di chiedere “permesso”.

La guardi e ti avvicini, e continui a scoprire dettagli che fino ad un passo prima non avevi notato. Sono quasi inciampata in una signora, tanto ero presa ad osservare San Basilio.

Non è enorme, niente in quella piazza è come sembra, è tutto una grande illusione ottica. Riuscita perfettamente però.

San Basilio è la negazione di tutte le leggi fisiche sullo spazio. In uno spazio apparentemente piccolissimo ci stanno un numero incredibile di cose da vedere, e nello stesso spazio ristretto si riesce anche a perdersi.

San Basilio sono i 0,7 euro meglio spesi della mia vita (ridotto studentessa di un’università russa).

Pareti coloratissime, oro, vita, in un numero di metri paragonabili ad una cucina Ikea.

Cammini attorno a san Basilio e continui a chiederti che mente può aver concepito una cosa del genere.

E ti chiedi come sia possibile che la stessa volontà di lodare Dio ed elevare edifici in Suo nome possa portare ad edifici tanto diversi quali le chiese cattoliche, quelle ortodosse, i minareti.

Ed è semplicemente bellissimo.

 

 

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