Fra Oriente e Medio Oriente: Uzbekistan

Al momento della scelta del viaggio di nozze avevamo un’idea piuttosto chiara di quello che non volevamo o meglio, della somma di ciò che singolarmente non volevamo. Non volevamo il mare, l’America del Nord, l’America del Sud, l’Africa e sostenere economicamente la Turchia di Erdogan. No Australia o Nuova Zelanda. No Giappone e assolutamente no Corea del Nord, anche se Max sostiene che se non sei un yankee non finisci male.
No viaggi di gruppo o socializzazione obbligata. No viaggi che fanno vivere due settimane al di sopra dei propri standard e poi costringono a tirare la cinghia per mesi ma neanche viaggi che puoi fare ogni anno.
Abbiamo fissato la nostra quota limite a 3000 euro comprensivi di volo, soggiorno, assicurazione ed eventuali visti (una cifra comunque spropositata rispetto a costi medi dei nostri viaggi) e abbiamo iniziato a scavare nel web per capire in che misura riuscivamo a cavarcela da soli.

Una buona soluzione è stata per noi un sito francese chiamato Evaneos, che funziona come una rete di agenzie turistiche locali: in base al paese scelto vengono proposti dalle varie agenzie una serie di pacchetti che possono essere riadattati in base alle tue esigenze.
Noi ci siamo fatti fare 4 preventivi: Islanda, Mongolia, Uzbekistan e Armenia. Permanenza massima: 15 giorni, costo massimo 1200 euro a testa (volo escluso)
L’Islanda, la nostra meta preferita, si è dimostrata inaffrontabile per le nostre tasche. Con la soluzione fly and drive il nostro budget spariva in non più di 5 giorni, poi saremo morti di inedia e geyser. Il volo per la Mongolia durava oltre venti ore.  Le foto dell’Armenia ci mettevano il dubbio che al decimo giorno di natura e monasteri avremmo potuto perdere i sensi. Restava l’Uzbekistan, il paese di cui sapevamo meno.
E in cui ovviamente siamo andati, per verificare tutto il testo di “Samarcanda” di Roberto Vecchioni.