“Due figlie e altri animali feroci”, Leo Ortolani

Un giorno dopo l’altro, un mattoncino dopo l’altro, costruiamo la nostra famiglia.
Poi arriva Lucy, e prende a calci tutto.
Parlare di loro, adesso, è cadere nella trappola del genitore monotematico. Quella cosa insopportabile, che ho sempre odiato, tipo che vai a trovare il tuo amico di sempre, vuoi raccontargli dell’ultimo film di mostri che hai visto, o un altro argomento di pari interesse sociale, lo vedi che ti ascolta con un occhio sì e un occhio no, e tu a descrivere questa scena realizzata così bene che sembra vera, che non te lo aspetti che si veda subito il mostro, che corre in pieno giorno verso le persone, atterrite, e fa un sacco di casini, e poi strappa un palo, e c’è una bambina sul prato che… E all’improvviso il tuo amico si infila di sbieco nel tuo discorso e ti racconta che sua figlia, un giorno, ha fatto i capricci, che voleva le scarpe rosse invece di quelle blu, e non c’é stato niente da fare, hanno dovuto metterle quelle rosse, eh?
Peeerò… Fingi interesse, giusto tre secondi di pura prova attoriale, poi vai avanti con la storia, che adesso viene il bello, perché devi sapere che il mostro di ingoia la gente e poi la risputa nella sua tana per mangiarsela, un po’ come… Un po’ come mia figlia quella volta che ha mangiato un intero sacchetto di coca-coline gommose! Oh, non ne le ha vomitate tutte in macchina? Ho dovuto fermarmi, pulire con le salviettine, c’erano le coca-coline ancora intere, eh?
Avete capito, cosa intendo.
Genitori per cui l’unico mondo possibile ruota intorno ai figli.”