A quel tempo – Oblomov (Ivan Aleksandrovič Gončarov)

A quel tempo era ancora giovane e benché non lo si potesse dire vivace, era comunque più vivace di adesso; era ancora pieno di aspirazioni, sperava sempre in qualche cosa, si aspettava molto dal destino e da se stesso; continuava a prepararsi ad entrare nell’arena, a sostenere una parte: innanzitutto, beninteso, nell’impiego governativo, che era stato lo scopo principale della sua venuta a Pietroburgo. Poi aveva pensato anche a una parte da sostenere nella società; infine, come remota prospettiva, al tempo della svolta fra giovinezza e età matura, le gioie della famiglia avevano sorriso alla sua fantasia. Ma i giorni erano passati l’uno dopo l’altro, gli anni si erano susseguiti agli anni, la peluria si era trasformata in una irsuta barba, gli occhi avevano perso il loro splendore ed erano diventati due puntolini appannati, la figura gli si era appesantita, i capelli avevano cominciato implacabilmente a cadere, i trent’anni erano suonati, ed egli non aveva progredito di un passo, non aveva intrapreso nulla, e stava ancora sulla soglia di quella sua arena, nello stesso punto in cui era dieci anni prima. Tuttavia, non cessava di fare progetti e propositi, continuava a disegnare nella mente l’arabesco del suo avvenire; ma ad ogni anno che gli sfuggiva via doveva apportare qualche modifica e cancellare qualche particolare di quell’arabesco.

(Oblomov, Ivan Aleksandrovič Gončarov)