CRONACA LECCESE – 3a puntata

Lo stile musicale del concertone finale della notte della Taranta al confronto con le serate itineranti che lo precedono si può definire quasi avanguardistico.
L’orchestra della notte della Taranta è composta per il 10% dai musicisti professionisti che stanno sul palco e per il restante 90% da gente che ha comprato il tamburello 10 minuti prima e lo suona fuori tempo sul prato.

Raphael Gualazzi come direttore artistico della XX edizione della Notte della Taranta ha coperto egregiamente il suo ruolo, scegliendo – anche coraggiosamente a mio avviso – di alternare musica da ascolto (di fatto non ballabile) a ritmi tradizionali o comunque danzerecci (es. afro, latino-americano…). Ovviamente per questo è arrivata qualche critica ma era prevedibile.

Data l’altezza media del pubblico mi è persino capitato di vedere il palco e non solo immaginarlo come al solito.

Susanne Vega ha suonato Luka durante la notte della Taranta. Non ho ancora capito quale ratio stia a fondamento di questo improbabile inserimento in scaletta, immagino c’entrino molto Primitivo e scommessa finita male.

Gregory Porter l’hanno mandato sul palco bardato con una di quelle fasce per il mal di denti che si vedono solo nelle pubblicità progresso degli studi dentistici.

I tecnici di palco erano tutti vestiti come mio marito. Oppure il personal shopper di Max è un tecnico da palco.

Sembra impossibile ma un concerto di otto ore è affrontabile. Sono le 12 ore di macchina successive che ti ammazzano.

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